Dal 16 dicembre al 3 febbraio a Santa Teresa Gallura
una ricca rassegna di cinema etnomusicale
Viaggio tra le musiche del mondo in diciassette film
Al via
a Santa Teresa Gallura (OT) la seconda edizione di "Tra tradizione e innovazione", una ricca rassegna del cinema etnomusicale organizzata dall'associazione culturale Dietro le Quinte con la prestigiosa collaborazione del Centro Flog Tradizioni Popolari di Firenze, una delle realtà più accreditate nel settore.
Sono perlopiù inediti o rarità i documentari in programma con cadenza settimanale al Centro Taphros fino al 3 febbraio, non essendo stati inclusi nei circuiti commerciali ma solo nei cartelloni di festival e rassegne internazionali.
Si parte venerdì 16 dicembre alle 18 con "Kinshasa Symphony" di Claus Wischmann e Martin Baer, un film sul Congo, Kinhasa e la musica. E' la storia di 200 musicisti, quasi tutti autodidatti che suonavano per le strade, riuniti 15 anni fa da Armand Diangienda - che oggi è il loro direttore - e di come siano riusciti a formate l'unica orchestra sinfonica dell'Africa Centrale.
Il documentario mostra il volto meno conosciuto del Congo – quello della creatività e della musica – e svela l’energia vibrante della sua gente, che pur vivendo in una delle società più caotiche e disordinate del mondo, è capace di far funzionare uno dei sistemi di cooperazione più complessi mai inventati dall’uomo: un'orchestra sinfonica.
Si prosegue il 17 dicembre con "RAVI SHANKAR, L'EXTRAORDINAIRE LEÇON" di Frédéric Le Clair. Ravi Shankar ha dato un concerto alla sala Pleyel a Parigi, il primo settembre 2008. L’indomani, teneva nello stesso luogo una master class. La prima per lui, che non aveva mai insegnato se non a piccoli gruppi di studenti, come racconterà.
Da qui parte un documentario sull’artista indiano più famoso al mondo, che ha celebrato ad aprile 2010 il suo 90° compleanno, festeggiando così più di 60 anni di una carriera internazionale, che l’ha visto collaborare con i più grandi artisti classici –Yehudi Menuhin, che lo fece conoscere in Occidente negli anni ‘50, Jean-Pierre Rampal, Zubin Mehta – ma anche con figure del rock, del jazz o delle altre musiche contemporanee come George Harrison, chitarrista dei Beatles (che fu suo allievo), John Coltrane (che chiamerà suo figlio Ravi), o Philipp Glass.
Il 18 dicembre "Rise Up" , di Luciano Blotta, è un documentario sul Reggae giamaicano. E’ un lungometraggio ispirato, drammatico ed esplosivo. Alcuni sostengono che "Riseup" sia il fim/documentario che in giamaicano si definirebbe 'Hoop Dreams' , il miglior film dei Caraibi da molti anni.
Diretto da Luciano Blotta, nativo in Argentina, e prodotto da Darrin Holender ('Sorority Row'), il film è il vincitore del Afi 2009, come Best Music Documentario Award, ed ha avuto i favori del pubblico come un film ufficialmente selezionato a più di venti festival cinematografici internazionali, tra cui DFA Amsterdam, HotDocs alle Bahamas International Film Festival e all’HBO Latino Film Festival. Recentemente, Riseup è stato scelto dal Lincoln Center's Film Society per celebrare il Black History Month.
La rassegna riprende il 23 dicembre con "CROSSING THE BRIDGE. Il suono di Istanbul" di Fatih Akin. Istanbul, da sempre snodo culturale tra oriente ed occidente, viene vista in questo documentario dal punto di vista musicale, esplorando e percorrendo i vari generi che vi si suonano e vi si sperimentano, che dalla musica classica tradizionale arrivano all'attuale sound dell' hip-hop.
Un viaggio nell'universo musicale turco e non solo, guidato dalla curiosità competente di Alexander Hacke, che ha curato la colonna sonora di "La sposa turca", e del suo regista Fatih Akin, per il quale questo film, in cui la questione dell’identità culturale assume un ruolo centrale, rappresenta un vero e proprio ritorno alle origini.
Il 26 dicembre, con inizio alle 16 è in programma "FELA KUTI. SOFFRENDO E SORRIDENDO" di Dan Ollman. "Suffering and Smiling" di Dan Ollman s’incentra sulla Nigeria. Nel 1956, con la scoperta della più grande riserva naturale di petrolio dell’Africa, le multinazionali si gettano sullo stato, distruggendo una base agricola già precaria.
Fela Anikulapo Kuti, cantante e attivista politico, viene ritratto nel documentario come un rappresentante dei diritti: la sua musica sa descrivere in modo spietato l’irreversibile situazione. Sempre alle ore 16 il 27 dicembre "DO DIN KA MELA / A TWO DAY FAIR" di Kizhavana Jayasankar e Anjali Monteiro è un viaggio di due giorni nella musica e nella vita quotidiana di uno zio e suo nipote sullo sfondo della Grande Rann di Kutch, nello stato occidentale indiano del Gujarat.
La rassegna riparte il 13 gennaio, alle 18, con "HEAVY METAL IN BAGHDAD" di Eddy Moretti e Suroosh Alvi. Il documentario racconta la storia dell’unica band heavy metal irachena, gli Acrassicauda (nome latino per «scorpione nero») e la loro lotta per portare avanti il sogno heavy-metal in una dittatura militare musulmana dove è vietato portare i capelli lunghi e partecipare ad attività filo-americane.
La Sardegna sullo schermo il 19 e il 20 gennaio con "Talam", preceduto dall’incontro con il curatore di questo bel documentario, il musicista Gavino Murgia, e il 20 "Su Raap", preceduto dall’incontro con il regista del film, l’etnomusicologo Marco Lutzu. TALAM – SARDEGNA – Viaggio nella civiltà musicale dei sardi è un percorso narrato attraverso i suoni, i luoghi, le tradizioni e la storia di un popolo antico che in un’epoca di feroce globalizzazione fa della propria identità e del distinguersi il suo maggior punto di forza.
Questo lavoro fa parte di una serie di documentari musicali prodotti dalla Televisione Svizzera, denominata Talam, e girati in varie parti del mondo, in Sardegna il film è stato girato con la regia di Roberto Minini e con il coordinamento di Gavino Murgia.
Il documentario si è rivelato come un contenitore dove inserire oltre alle più importanti espressioni attuali della musica prodotta in Sardegna, naturalmente non solo quella tradizionale, anche svariati elementi propri della cultura dell’isola, come l’archeologia, le usanze, la lingua, le feste tradizionali, la natura. Il ritmo del documentario è scandito dal racconto della storia della Sardegna da parte del grande scrittore sardo, Francesco Masala.
Il documentario "Su raap" descrive invece le principali forme espressive in alcuni dei centri come Cagliari, Iglesias e Nuoro, in cui l’hip hop è più vitale. Questo spaccato rivela una realtà della Sardegna quasi sconosciuta. Il breaker Kalma, il rapper Quilo, il producer Alessio Zara, il Reverendo Jones, il writer nuorese Nat 51 comunicano temi e passioni straordinariamente ancorati alla realtà sarda.
La rassegna prosegue dal 26 gennaio con un ciclo di proiezioni dedicate al mondo dei bambini. Questo ciclo di proiezioni, già programmato sempre a Santa Teresa alcuni anni fa, sarà riproposto per delle specifiche proiezioni dedicate alle scuole di Santa Teresa Gallura. La serie di otto documentari ritrae otto bambini di altrettanti Paesi diversi: Cina, India, Mali, Spagna, Colombia, Bulgaria, Cuba, Trinidad.
Nonostante siano di lingua, cultura e religione diversa, una cosa li unisce: la musica. Suonano strumenti radicati nelle tradizioni locali, dal lu sheng in Cina alle tabla indiane, dalla kora del Mali alle congas di Cuba, dall’acordeon della Colombia al kaval della Bulgaria. Questa serie di documentari invita lo spettatore a scoprire la musica di questi bambini e il forte legame che li unisce al loro strumento. Si tratta di una serie che si colloca a metà strada tra il documentario e la fiction.
Ogni ritratto è realizzato come fosse la narrazione di una storia. La continuità di tradizioni ancora vive, la storia degli strumenti e i segreti di come vengono costruiti e suonati è rivelata allo spettatore mano a mano che ogni bambino racconta la sua storia, la storia della sua famiglia, il rapporto con i suoi insegnanti.
La rassegna è realizzata con il contributo della Regione Autonoma della Sardegna (Assessorato della Pubblica istruzione, Beni Culturali, Informazione, Spettacolo e Sport) della Provincia di Olbia-Tempio e del Comune di Santa Teresa Gallura (Assessorato alla Cultura).
(14 dicembre 2011)
sopra un momento di "Kinshasa Symphony",