A Cagliari dal 15 al 18 settembre il festival di letterature applicate
Tutte le "Strade" di Marina Cafè Noir
Saranno
le “Strade” il tema della nona edizione del Marina Cafè Noir, festival di letterature applicate in programma a Cagliari dal 15 al 18 settembre. Strade da percorrere in compagnia di una nutrita schiera di scrittori, fotografi, artisti e musicisti.
Ad animare le quattro giornate del festival saranno: Loriano Macchiavelli, Thierry Fabre, Serge Latouche, Michela Murgia, Uliano Lucas, Gian Maria Testa, Mario Dondero, Maurizio Blatto, Nina Mimica, Matteo Guarnaccia, Pinuccio Sciola, Otto Gabos, Loredana Lipperini, Paul O’ Connor, Claire Devers, Stefano Giaccone, Marzio Bertotti, Giacomo Sferlazzo, Davide Dutto, Alessandro Negrini, Marcello Fois, Antonello Salis e gli artisti, artigiani, scrittori, musicisti e abitanti della città di Cagliari.
“Strade”, dunque, tema con cui il festival vuole rilanciare questa parola contenitore, ampliandone il concetto e integrandolo al senso dell’universo mondo, con le sue vie, le sue rotte e le sue mappe, siano esse reali o fantastiche. O anche per costruire nuovi tragitti o per fuggire da quelli troppo stretti. Strade per incontrare, scambiare e accogliere, e per condividere la ricchezza comune.
Ma
anche per far circolare le contraddizioni delle nostre società e dei nostri territori, spunti interessanti da trasformare in nuove idee, che risaltino e vengano condivise con il numeroso e sempre partecipe pubblico del festival attraverso il racconto e i linguaggi artistici.
Spazio perciò a progetti e mostre che quest’anno rilanceranno i temi ormai cari al festival, che, nonostante la crisi e i tagli, continua ad essere completamente gratuito.
Tra i progetti, la conservazione della memoria, con gli omaggi ai piccoli e grandi uomini della nostra storia e non solo: da Gramsci a Miguel Hernandez, poeta rivoluzionario morto nelle carceri franchiste fino al nostro Francesco Biamonti, scritture ligure scomparso dieci anni fa passando per Luciano Binciardi, scomparso troppo presto 40 anni fa.
E poi lo sguardo sul mondo: da un’economia della decrescita più solidale e condivisa da tutti teorizzata dal grande Serge Latouche fino al nostro Mediterraneo, terra di speranza per quelli che arrivano, al centro di grande rivoluzioni in nome della libertà, scandagliato dal lampedusano Giacomo Sferlazzo, dallo scrittore Thierry Fabre e da Marc e Dimitri Porcu, marsigliesi per scelta con Izzo nel dna.
Ancora,
si attraversano le strade del reportage, per non dimenticare le tragedie dell’ultimo secolo dalla Bosnia di Ziyah Gafic alla Sarayevo di Uliano Lucas, passando per la strage dell’11 settembre nel decimo dell’anniversario e il G8 di sangue di Genova.
Non poteva mancare il giornalismo d’inchiesta, dalla strage silenziosa su Quirra, con l’anteprima del libro di Maddalena Brunetti e Carlo Porcedda, fino ai temi caldi affrontati da Peace Reporter con Christian Elia e il òdell’Espresso Paolo Biondani.
Marina Cafè Noir batte le strade della cultura: quella dei festival che animano l’isola e l’intera Italia. Ne parleranno Marcello Fois, Paolo Fresu e Pinuccio Sciola e la rete del Caffè sospeso. E non rinuncia allo sguardo delle donne che quest’anno sarà puntato sul teatro, con ospite Iaia Forte e Carolina Della Calle Casanova.
Grande spazio anche alla musica: due i big presenti, lo chansonnier piemontese che spopola in Francia Gianmaria Testa e il nostro Antonello Salis. Tutti da scoprire invece i musicisti della Bandaran, il concerto finale a sorpresa con cui Chourmo saluta il pubblica del festival.
(9 settembre 2011)
sopra nelle foto di Rosi Giua alcune immagini della scorsa edizione del Festival
IL PROGRAMMA
Giovedi 15 settembre
18.00
Street Parade Noir - Itinerante Prospetika e sa Ratantira de Casteddu
18.30 P.za San Sepolcro
Inaugurazione delle mostre e del Festival
20.00 Piccolo Auditorium - P.za Dettori
Marinai perduti (Fr., 2003)
Film e incontro con la regista Claire Devers. Presenta Tore Cubeddu
22.00 P.za San Sepolcro
Di ferro e di fuoco - Omaggio a Antonio Gramsci
Lettura/Concerto con Giacomo Casti e De Grinpipol
23.00 P.za San Sepolcro
Le strade della memoria Da Genova a New York, 2001-2011
Concerto/Spettacolo con Antonello Salis, Pinuccio Sciola, Rossella Dassu, Andrea Fugaro
Venerdì 16
12.00 P.za Savoia
Alle "Antille" e in altri luoghi - Omaggio a Luciano Bianciardi.
Con Mario Dondero e Uliano Lucas. Modera Luciano Marrocu
16.30 Caffè Savoia
Cantando defiendo - Omaggio a Miguel Hernandez
Video collegamento con la città di Oriuhela. A cura di Carlos Figueroa
18.00 P.za Savoia
Storie del Genere
Conversazione con Michela Murgia e Loredana Lipperini
19.00 P.za Savoia
Le strade della Cultura
Incontro con Paolo Fresu, Marcello Fois, Pinuccio Sciola.Modera Ottavio Olita
20.30 P.za San Sepolcro
Economia - Scommessa e provocazione per una felice decrescita.
Incontro con Serge Latouche. Presenta Maurizio Memoli
22.00 P.za San Sepolcro
L'ultimo disco dei Mohicani
Reading con Maurizio Blatto e Andrea Pomini
23.00 P.za San Sepolcro
Solo - dal vivo. Gian Maria Testa in concerto
Sabato 17
12.00 P.za Savoia
Strade ferrate: sulle orme di Lawrence.. in Sardegna
Incontro con Mario Dondero, Uliano Lucas, Luciano Marrocu, Lea Gramsdorff, Rosi Giua.
16.30 Caffè Savoia
La piazza al di là del mare
Video collegamento con la Tunisia.
A cura di Giovanni Sistu, Costanza Ferrini, Raffaele Cattedra, Maurizio Memoli
18.00 P.za Savoia
Sulle strade del reportage
Incontro con Uliano Lucas, Mario Dondero, Ziyah Gafic. Modera Marco Mathieu
19.00 P.za Savoia
State entrando nella Libera Derry!
Incontro con Paul O'Connor e Alessandro Negrini. Modera Maurizio Del Bufalo.
Musiche di Annalisa Ghiani e Franco Fois
20.00 P.za San Sepolcro
Sguardi mediterranei - Omaggio a Francesco Biamonti
Incontro con Thierry Fabre e Costanza Ferrini
21.00 P.za San Sepolcro
Ragni, buchi e ragnatele
Incontro/Reading con Loriano Macchiavelli e Otto Gabos. Musiche di Julia Ensemble
22.00 P.za San Sepolcro
Il solletico del vivere (alla fine del mondo)
Racconto e musica per una storia con Nina Mimica, Lea Gramsdorff, Dainocova & the Misterious sound of pyramids quartet
23.00 P.za San Sepolcro
Lo scrittore è un sovversivo (e pure i musicisti)
Reading/Concerto con Ratapignata, Cristina Racca e Angelo Zedda
24.00 Ex Liceo Artistico - P.za Dettori
OltreMare
Concerto/Reading con Giacomo Sferlazzo, Stefano Giaccone, Marc Porcu, Dimitri Porcu
Domenica 18
10.30 P.za San Sepolcro La piazza della solidarietà
Strade disordinarie - Laboratorio per ragazzi
12.00 P.za Savoia
La rete dei Festival del Caffè Sospeso
Incontro con i rappresentanti della Rete e dei Festival.
18.00 P.za Savoia
Lo sa il vento - Il male invisibile della Sardegna e altre inchieste.
Con Maddalena Brunetti, Carlo Porcedda, Paolo Biondani e Christian Elia. Modera Alberto Ibba.
19.00 P.za Savoia
Teatro di donne
Conversazione con Iaia Forte, Lea Gramsdorff, Carolina Della Calle Casanova. Modera Paola Pilia
20.00 P.za Savoia
Antagonismi, tribalismi e nuovi linguaggi
Incontro con Matteo Guarnaccia, Marzio Bertotti, Stefano Giaccone. Modera Dario Cosseddu
21.00 P.za San Sepolcro
Altre sigarette, oltre Nassirya
Incontro con Aureliano Amadei e Francesco Trento. Letture Giovanni Carroni, musiche di Carlo Doneddu, Fabio Selis e Ramon Pilia
22.00 P.za San Sepolcro
Il gambero nero - Ricette dal carcere.
Incontro con Davide Dutto. Presenta Walter Porcedda.
Performance di teatro-cucina a cura di Kenz'e Domu
23.00 P.za San Sepolcro
Fiesta Final - A si biri mellus!
Concerto della Bandaradan e degustazione delle ricette del carcere
LE MOSTRE
Sarajevo
di Uliano Lucas
Ex Liceo Artistico Piazza Dettori
Ho vissuto 45 giorni con i cittadini di Sarajevo, nella città assediata. Li ho visti alzarsi all'alba per andare a prendere l'acqua potabile alle pompe d'emergenza, precipitarsi nelle strade con i catini e le pentole, al rumore della pioggia, per riempirli di acqua piovana; li ho osservati nelle lunghe file per prendere il pane, attenti al minimo rumore e al sibilo della granata; li ho visti uscire da case senza luce, gas, telefono e camminare per la città, verso il posto di lavoro, con la paura del cecchino che ti aspetta all'angolo della strada, cercare. Sì, perché a Sarajevo si lavora, per pochi marchi al mese, in piccole officine, nelle banche, nelle scuole. Facile, da lontano, davanti al televisore, parlare e scrivere sul dramma, qui si convive con la disperazione, ci si addormenta con la morte, basta guardare il campo sportivo e il giardino privato trasformato in orto con accanto al rosmarino le tombe dei coniugi seppelliti, croci ortodosse, cattoliche, mezzelune musulmane, tombe di fortuna, provvisorie perché il cimitero è in mano ai serbi, che uccidono. Si è consumata a Sarajevo e nella Bosnia non una guerra, ma un genocidio, un massacro da "fino all'ultimo respiro". Perché è la domanda? Cosa è successo? E fino a che punto si può assistere come spettatori a questa carneficina senza fine? Ho vissuto e visto come fotoreporter un'esplosione di follia collettiva, sapientemente alimentata, anche attraverso i mezzi di comunicazione, dalla vecchia burocrazia al potere per i suoi interessi economici, il suo desiderio di sopravvivenza; un grande dramma, a Sarajevo, a Mostar, a Belgrado, con le sue vittime e i suoi carnefici. Ho visto l'inefficienza dell'Onu, e di altri organismi umanitari, la superficialità e la voglia di protagonismo di tanti politici e intellettuali europei.
Che fare per la Bosnia? Raccontare, spiegare, informare nel modo più corretto possibile, senza autocensure né paure. Con consapevolezza. Raccontare la complessità della sopravvivenza, la tragedia della quotidianità. Raccontare Sarajevo.
Uliano Lucas, 1994
Emergency in Afghanistan
di Mario Dondero
Ex Liceo Artistico Piazza Dettori
In più di trent'anni, in Afganistan la guerra ha causato un milione e mezzo di morti, centinaia di migliaia di feriti e mutilati e quattro milioni di profughi. E sul terreno c'è ancora l'eredità delle guerre precedenti: mine antiuomo e ordigni inesplosi continuano a mutilare bambini e adulti, soprattutto civili. In Afganistan dal 1999, EMERGENCY ha costruito e gestito un Centro medico-chirurgico ad Anabah; due anni dopo ha aperto un secondo Centro chirurgico a Kabul; nel 2003 ha costruito un ospedale a Lashkar-gah, nella provincia meridionale di Helmand. Nei Centri chirurgici per vittime di guerra di EMERGENCY un letto su tre è occupato da un bambino. Nel 2003 EMERGENCY ha aperto un Centro di maternità ad Anabah, in un'area con un tasso di mortalità materno infantile tra i più alti al mondo. Il Centro ha ormai superato il traguardo dei diecimila nati. In tutto il paese, EMERGENCY ha attivato una rete di 28 Posti di primo soccorso e Centri sanitari per garantire cure tempestive ai malati e ai feriti e il loro eventuale trasferimento in ospedale. Dal 2001 EMERGENCY è impegnata anche in un programma di assistenza sanitaria ai detenuti delle maggiori carceri del paese. In Afganistan dal 1999 EMERGENCY ha curato più di 2 milioni 800 mila persone. Mario Dondero ha fotografato la gente, le montagne, il lavoro di EMERGENCY in un bianco e nero che ne coglie gli aspetti più intensi e più veri.
Ragazzo
di Paolo Ollano.
Ex Liceo Artistico Piazza Dettori
Il lavoro di Paolo Ollano si esprime attraverso una ricerca grafica e pittorica che viene personalizzata con la tecnica del collage di immagini elaborate graficamente abbinata all'utilizzo di materiali alternativi. Le foto in bianco e nero affiancate all'uso delle tecniche miste affrontano temi sociali forti, raccontano storie del nostro essere quotidiano e trasmettono messaggi ed emozioni che inducono ad una profonda e attenta riflessione. L'opera "Ragazzo" tratta chiaramente di un rifacimento ai drammatici fatti del G8 di Genova del 2001. E nel caso specifico della tragedia che colpì Carlo Giuliani, il ragazzo ucciso da un carabiniere in Piazza Alimonda. Il pezzo prende spunto dalla scritta che poco dopo comparve sulla targa che contrassegna la piazza. La scritta "Gaetano Alimonda" fu cancellata con due righe fatte con uno spray azzurro e sostituita con "Carlo Giuliani". Sotto venne aggiunto il termine "Ragazzo", in modo che la targa divenne "Piazza Carlo Giuliani ragazzo". Le foto dei pannelli sono elaborazioni digitali di immagini reali dei fatti relativi all'evento.
Main Street
di Matteo Guarnaccia
Ex Liceo Artistico Piazza Dettori
Strade come Main Street - "La strada del cuore". Venti opere, venti viaggi nati dal cuore. Ogni singola linea che le compone è un tracciato, un sentiero aperto per perdersi e incontrarsi. Una mappa di piste aperte per facilitare e promuovere voli e atterraggi - non solo nell'immaginazione. Sono abolite frontiere, chiusure, sbarramenti, rigidità, la parola d'ordine è fluidità. "Una strada non è altro che una strada e non c'è nulla di male ad abbandonarla se il tuo cuore ti dice di farlo. Guarda in ogni direzione con attenzione. Poi poniti una domanda: quale delle strade che ho davanti possiede un cuore? Quella che ce l'ha è una buona strada; le altre non portano da nessuna parte."
- Carlos Castaneda -
Sarti Antonio. Come cavare un ragno dal buco
di Otto Gabos- Loriano Macchiavelli
Ex Liceo Artistico Piazza Dettori
La mostra di Otto Gabos presenta una selezione di illustrazioni tratte dal romanzo Sarti Antonio, come cavare un ragno dal buco, scritto da Loriano Macchiavelli e edito da Leonardo Publishing nel 2010.
Tutte le illustrazioni sono state realizzate su carta da spolvero leggermente avoriata con matita grassa 2B e 6B, gomma pane e sfumino. La scelta di materiali poveri ed essenziali è stata adottata per ottenere una maggiore spontaneità, forza narrativa, impatto emotivo e segna l'inizio di un periodo espressivo di Otto Gabos interamente dedicato al confronto con la narrativa noir. A questo romanzo con Macchiavelli segue infatti La giustizia siamo noi scritto con Pino Cacucci e edito da Bur Rizzoli dove viene riproposta la stessa tecnica integrata a tratti con la mezzatinta e una bicromia digitale dai toni plumbei. L'intero ciclo è stato riproposto in una mostra itinerante intitolata Annonero. Le illustrazioni selezionate vengono presentate qui al Marina Cafè Noir, nella versione pura, priva della successiva postproduzione in digitale indispensabile per la pubblicazione in volume.
Ricerca d'identità
di Ziyah Gafic
Ex liceo artistico Piazza Dettori
Sono oggetti semplici: orologi, chiavi, pettini, bicchieri. Sono gli oggetti che avevano con se le vittime del genocidio in Bosnia l'ultimo giorno della loro vita. Durante i quattro anni di conflitto che devasto la Bosnia agli inizi degli anni '90, 30 mila cittadini sparirono nel nulla. Moti di loro furono uccisi nei primi giorni del conflitto, o verso la fine delle ostilità quando l'Onu lasciò nelle mani dell'armata serba la zona di sicurezza di Srebenica. I resti per identificare le vittime del genocidio, tra cui molti effetti personali, sono stati raccolti dalla Commissione Internazionale sulle persone scomparse, istituita nel 1996 dal presidente americano Clinton insieme al governo bosniaco. Lo scopo della Commissione era quello di identificare le vittime del genocidio, simile in Europa, solo all'Olocausto. Nessun corpo doveva restare senza identità. Ho deciso di fotografare ciascun oggetto recuperato dalle fosse comuni per creare un archivio di immagini facilmente consultabile dai sopravissuti. Gli oggetti, un volta recuperati sono stati puliti, catalogati e conservati in alcune zone del paese. Migliaia di effetti personali sono stati etichettati e rinchiusi in sacchetti trasparenti di plastica bianca. Gli oggetti vengono utilizzati non soltanto per cercare di identificare le vittime ma anche come prova legale per i processi contro i crimini di guerra ancora in corso. I sopravissuti ai massacri qualche volta vengono chiamati per cercare di identificare a chi appartenessero questi oggetti personali. La loro testimonianza è lenta e dolorosa e spesso tutto risulta vano e inefficace. La presenza di spazzolini o dentifrici è un chiaro segno che le vittime dei massacri non sapevano a cosa stessero andando incontro né che cosa stava per accadere. Di solito, per evitare la ribellione negli ultimi istanti, alle vittime veniva detto che stavano per essere scambiati per prigionieri di guerra serbi. Delle migliaia di persone trucidate, una volta identificate, resteranno solo le loro tombe e questi oggetti di uso quotidiano. In tutta la loro semplicità sono l'ultimo testamento delle vittime, l'ultima prova per ricordare che tutto questo è veramente accaduto.
Le rughe della frontiera. Lampedusa: restiamo umani
Autori vari
Ex liceo artistico Piazza Dettori
Scrive il curatore della mostra, Gianpiero Caldarella: "Una fronte e una frontiera hanno qualcosa in comune? - Front -, tanto per cominciare, quella radice che si porta appresso, giù in basso, una fluttuante idea di verticalità che fa a cazzotti con la dimensione orizzontale della frontiera. La frontiera, come la fronte, non è una linea che permette di stare o al di qua o al di là. Quelle linee sono le rughe che scavano la fronte, o i muri e le recinzioni che si innalzano sulla terra, violandola, come una corona di spine poggiata sulla frontiera. Alle volte le frontiere non si attraversano, si vivono, magari tutta la vita, come accade a molti lampedusani, sperando magari un giorno di vederle crollare sotto il peso della storia, come fu per il muro di Berlino. Lampedusa è una di queste frontiere, attraversata da rughe che ci informano del tanto tempo passato a ritrovarsi nel mezzo del Mediterraneo." La mostra di vignette e illustrazioni "Le rughe sulla Frontiera / Lampedusa: restiamo umani!" è composta dalle tavole di Gianni Allegra, Altan, Flaviano Armentaro, Mauro Biani, Lelio Bonaccorso, Franco Donarelli, Ellekappa, Bicio Fabbri, Elena Ferrara, Luca Ferrara, Giorgio Franzaroli, Frago, Simon Frosini, Giuliano, Kanjano, Giuseppe Lo Bocchiaro, Giulio Laurenzi, Makkox, Riccardo Mannelli, Mario Natangelo, Marco Pinna, Rasori + Sommacal, Filippo Ricca, Guido Scarabottolo, Giacomo Schinco e Luciana Manco, Sergio Staino e Vincino. Disegnatori e illustratori di tutt'Italia hanno offerto il loro lavoro, talvolta poetico, talvolta dissacratore, talvolta inedito, talvolta no, manifestando così la loro vicinanza con la causa dei lampedusani che sono stanchi di sentire parlare di continue emergenze e facili soluzioni. La mostra è dedicata alla memoria di Vittorio Arrigoni ed è stata promossa dai ragazzi dell'Associazione Askavusa di Lampedusa insieme a Legambiente Lampedusa, Re.Co. Sol., Arci e Asgi.
20 Giorni in Sardegna
di Henry Cartier Bresson
Espace, via Savoia
E' stato definito l'occhio del secolo. Per la bravura a imprigionare in uno scatto, per l'eternità, persone, cose e fatti che hanno fatto la storia del Novecento. Il suo segreto? Semplice: "Fotografare è porre sulla stessa linea di mira la mente, gli occhi e il cuore". Non è una tecnica, piuttosto " un modo di vivere". Henri Cartier-Bresson, un posto nell'olimpo dei più grandi fotografi del pianeta, nato a Chanteloup il 22 agosto del 1908, scomparso a Céreste, Alta Provenza, il 3 agosto 2004, all'eta di 95 anni: una vita condivisa per molti anni con una Leica 35mm, la macchina fotografica preferita comprata nel 1930 durante un viaggio in Costa d'Avorio. Uomo e mirino, un sodalizio perfetto. Tra il '51 e il '73, compie numerosi viaggi in Italia. Nell'estate del 1962, la rivista internazionale "Vogue" gli commissiona un reportage sulla Sardegna, dove trascorre una ventina di giorni. Immortala la gente in maniera discreta e senza forzature, preferendo alla nascente ed elitaria Costa Smeralda, come del resto era stato per la Penisola, i luoghi della tradizione: Mamoiada, San Leonardo di Siete Fuentes, Orosei, Cala Gonone, Orgosolo, Orani - ospite dell'amico Costantino Nivola -, Desulo, Oliena, Nuoro e Cagliari. Gli scatti saranno poi esposti nelle gallerie e nei musei più importanti al mondo. Per gentile concessione di Tiscali, che ne detiene i diritti, alcune di queste preziose immagini verranno proposte al pubblico di Marina Cafè Noir nei giorni del festival.
Dal Gambero Nero a sapori reclusi
di Davide Dutto
Spazio P, via Napoli
Questa mostra itinerante parte dal lavoro di reportage realizzato dal fotografo Davide Dutto con lo scrittore Michele Marziani presso il carcere di Fossano nel 2005, da cui nacque il libro "Il Gambero Nero: Ricette dal carcere". Successivamente a fotografia e testi è stata unita la cucina d'autore, in un workshop foto-gastronomico sviluppatosi nella casa circondariale di Alessandria tra il 2009 e il 2010. Qui il fotografo, assieme ad un gruppo di cuochi stellati, ha sperimentato varie forme di comunicazione con l'intenzione di unire mondi abitualmente percepiti come estremi e lontani. Da questa idea è nata l'associazione Sapori Reclusi (www.saporireclusi.org) la cui mission è, appunto, quella di favorire il dialogo tra gruppi che si trovano distanti nella società. Le fotografie aprono una finestra tra le mura del carcere, permettendo alla realtà di evadere e agli uomini di incontrarsi faccia a faccia, magari attorno ad un tavolo. Il cibo, infatti, fa si che ciascuno si spogli dei propri ruoli e garantisce un dibattito sano e diretto. Cucinare permette di restare in contatto con le proprie radici, garantisce all'uomo di mantenere vivi i ricordi, la speranza, la dignità. La mostra "Dal gambero Nero a Sapori Reclusi" è gia stata esposta in alcuni dei ristoranti che hanno partecipato al corso (Antica Trattoria del Gallo di Paolo Reina; Il Verso del Ghiottone di Roberto Campogrande e Gilberto Demaria) ed è stata esposta durante un evento a Eataly Torino a cui hanno partecipato tutti i cuochi (Andrea Ribaldone, Davide Palluda, Ugo Alciati, flavio Ghigo). La mostra ha anche fatto da sfondo al padiglione della regione Piemonte durante il Salone del Gusto di Torino e a eventi di promozione delle realta produttive del carcere a Verbania, sede della Banda Biscotti.
Invisibile
di Eloisa Cartonera
via Barcellona
Tutto ebbe inizio nel 2003. A Buenos Aires esisteva una minuscola casa editrice fondata da uno scrittore visionario, Washington Cucurto, e da uno scultore, Javier Barilaro. Quest'ultimo si innamorò, ahimé senza essere ricambiato, di una giovane boliviana di nome Eloisa. In mancanza di love story, l'artista trovò almeno l'ispirazione per dare un nome alla sua piccola società: "Libros de Eloisa". La crisi minacciò la casa editrice di sparire se i due fondatori avessero continuato a stampare libri con i metodi tradizionali:il materiale aveva raggiunto costi esorbitanti. Così venne escogitata una soluzione: acquistare la carta ai cartoneros per strada e utilizzarla per stampare le pubblicazioni, decorando con la tempera i cartoni più duri usati per la copertina. E così, "Eloisa" divenne cartonera e i suoi libri, piccole opere d'arte, dipinte dagli stessi ragazzi di strada. Molti giovani autori sudamericani sono accorsi per sostenere il progetto e attualmente, Eloisa vanta un catalogo di duecento titoli. Racconti, libri per bambini, saggi, romanzi-culto di giovani autori quali Gabriela Bejerman, fanno parte dell'"universo Eloisa.
Mediterraneo
di Pia Valentinis
Cafè Savoia
I miti, le leggende,la storia,le religioni, i climi, la vegetazione, gli animali, la terra, la sabbia, il mare come nel "Breviario Mediterraneo" di Pedrag Matvejevic. Pia Valentinis suggerisce ogni possibile lettura del Mediterraneo con 32 immagini ottenute con la tecnica dello scratchboard, graffiatura da un foglio "preparato" in nero. Le figure si trasformano in altrettante carte e si moltiplicano per un numero grande quanto i punti di vista per raccontare il Mediterraneo e insieme la sua unità e le sue diversità , la lentezza del suo tempo e le improvvise accelerazioni della sua storia.
EXTRA FESTIVAL AL MARINA CAFÈ NOIR
VENERDÌ 16
18.00 Cafè Barcellona, Via Dettori
Omaggio a Miguel Hernandez.
Video istallazione con proiezione in loop dalle vetrine del cafè Barcellona in via Dettori di numerosi video dedicati al grande poeta spagnolo morto nelle carceri franchiste e realizzati da Carlos Escolano e Michele Bertoni che cura il progetto e le altre iniziative dedicate a M. Hernandez assieme a Daniela Furcas.
SABATO 17
18.00 Cafè Barcellona, Via Dettori
Omaggio a Dashiell Hammett.
A 50 anni dalla morte di uno dei più grandi scrittori americani e padre del noir moderno il MCN racconta la sua vita, le sue idee, le sue storie in un video programmato in loop dalle vetrine del cafè Barcellona in via Dettori, coi testi realizzati dal Chourmo con la partecipazione e la cura di Dario Cosseddu e la regia e il montaggio di Enrico Bellucci.
STRADE: UN FESTIVAL IN VETRINA.
Come e più degli altri anni, la partecipazione dei commercianti e degli artigiani sarà visibile attraverso le istallazioni scenografiche e fotografiche dedicate agli autori presenti e passati del MCN che si affacceranno dalle vetrine e dai muri del quartiere. Per iniziare con piccoli squarci in piazza Costituzione e via Manno e proseguire in via Baylle, Savoia,Dettori, Napoli e Barcellona e altre strade vicine.
STRADE E LABIRINTI
Installazioni tra le postazioni del Festival.a cura di Bruno Meloni.
Strade - Storia D'italia Nel Centro Storico
Ex -Artistico di Piazza Dettori.
Installazione su personaggi, luoghi e avvenimenti nella toponomastica di Cagliari a cura di Beatrice Artizzu con la classe 5\Abis, indirizzo Architettura del Liceo Artistico di Cagliari "Foiso Fois".
I Muri Raccontano
via Dettori e adiacenti
Esposizione di manifesti, copertine di libri con box di storie e biografie dedicate a Dashiell Hammett, Luciano Bianciardi, Miguel Hernandez, Francesco Biamonti, Emilio Salgari a cura di Luca Sulis, Dario Cosseddu, Ass. Sarda M. Hernandez e Chourmo.