cultnews

Cerca nel sito

Vai ai contenuti

Mario Pischedda, dissipazioni e deliri digitali di un classico contemporaneo



Artisti cult / Mario Pischedda
Dissipazioni e deliri digitali
di un classico contemporaneo


Fenomenologia di Mario Pischedda, artista singolare, eccentrico, eclettico; sostanzialmente indefinibile nel suo percorrere sentieri inesplorati dell'arte. Pixel, questo lo pseudonimo di Pischedda nei tempi remoti della sua collaborazione alla rivista Frigidaire, è infatti dedito a svariate forme espressive che vanno dalla fotografia alla poesia passando per i video e le performance più provocatorie. In un flusso ininterrotto di parole e immagini che va a confluire in primo luogo nel suo blog.

Il mariopischeddainmovement, caleidoscopico rullo che gira ininterrottamente e vorticosamente proponendo estratti e concentrati di realtà: scatti fotografici, monologhi e dialoghi con e degli amici, frasi colte per strada o pescate su internet, poesie sue (le spampoetries) e di altri, interviste a personaggi più o meno noti del panorama artistico e della comunicazione.

Una realtà fatta defluire senza censure e cesure, se non quelle di un'estetica e di un'etica del tutto autonoma, in un continuum di parole e immagini estrapolate dal quotidiano da cui Pixel seleziona con mano chirurgica visioni, aforismi, dialoghi, racconti che vanno a toccare punti nevralgici della cultura, popolare e non, contemporanea.

Una selezione fatta con l'occhio e l'orecchio (da qui la definizione di f/oto/grafie) affinati dall'uso e da una visione solo apparentemente nichilista del reale, a cui non sfugge la frase rivelatrice, l'immagine apocalittica capace di evocare il senso nascosto della realtà.

Cultore di autori come Emile Cioran, di fotografi come Franco Fontana, di artisti come Edward Hopper, per fornire solo qualche coordinata delle sue posizioni artistico filosofiche, Pischedda mette in atto la sua riproduzione e interpretazione del reale nel relativo isolamento della sua residenza di Tempio Pausania, amena località della Gallura occidentale.

Da dove, peraltro, in antitesi con una visione dell'arte declinata da una torre d'avorio, compie frequenti incursioni in altri centri dell'isola e del continente per partecipare a festival, dibattiti e mostre. E da dove, attraverso internet, intrattiene rapporti intensi con artisti e intellettuali che con lui possiedono affinità elettive, solo apparentemente sorprendenti fra personaggi di così diversa estrazione geografica e culturale.

Artisti come Dario Ghibaudo e Robert Gligorov o intellettuali come Eugenio Alberti Schatz e Aldo Ricci. Al blog di Ricci, significativamente intitolato “ Voglio dis/piacere”, Pischedda partecipa attivamente in un colloquio pressoché quotidiano che lui e gli altri protagonisti preferiscono definire “delirio”.

Dunque il “delirio” come vocazione. Sia per parole che per immagini. Delirio nel senso di flusso di coscienza privo delle censure della ragione e della morale comune, ribelle a ogni forma di convenienza editoriale. E non a caso “delirio” è una parola chiave dell'arte di Pischedda, usata anche da Alberti Schatz – artista old style, critico d'arte, curatore di mostre, tra cui quella milanese dell'artista sardo “ Dissipatio M.P.”, e molto altro ancora - nel testo critico pubblicato su Ladomir, intitolato appunto “ Cinque passi verso il delirio, più uno”.

“Mario Pischedda - nota Alberti Schatz - ci sfida proprio sul crinale dell'opposizione insanata (ma sanabile) fra quantità e qualità: molte sue immagini sono belle, e in un flusso potente ognuno può trovare il proprio bello fra le pieghe del discorso. E poi Pischedda è spiazzante: lavora anche sulla riduzione, scegliendo fra dieci solo l'immagine che lo convince...”.

E Alberti Schatz può ben arrogarsi il diritto di esprimere questo parere sull'arte pixeliana dato che per 365 giorni di fila ha archiviato le immagini che l'artista gli inviava via mail. Immagini che sono poi andate a costituire la mostra “Dissipatio M.P.” tenutasi alla galleria QuintoCortile a Milano nell'ottobre 2010.

Nel capoluogo lombardo Mario Pischedda ha inoltre esposto "apofanie" presso la libreria Shake mentre le 672 immagini inviate nel corso dell'anno ad Alberti Schatz sono state proiettate nella galleria QuintoCortile e solo tre di queste stampate nel formato 70 X 100.

Dissipatio M.P., (il titolo è un esplicito omaggio all'opera di Guido Morselli, Dissipatio H. G.), ha visto anche la performance "burning artist" nel cortile della galleria libreria di viale Bligny 42, cortile letteralmente occupato dalla comunità egiziana, che si è divertita a fotografarlo coi telefonini e a farsi fotografare con l'artista che ha acceso sulla sommità del suo capo un fuoco di artificio (foto qui a fianco).

<Tanti i milanesi – racconta Pischedda - sorpresi per il coinvolgimento di queste persone bollate dal marchio di spacciatori, trans ed immigrazione selvaggia. Mix esplosivo quindi tra immigrati ed intellighentsia milanese, sospettosa e diffidente...qualcuno ha mormorato dopo che “i progressisti sono progressisti coi progressisti”, la realtà è poi invece separazione e diffidenza, binari paralleli, invisibilità e fastidio. Ricordo un tema di un ragazzino delle Medie che diceva anni fa " io non sono razzista, ho solo fastidio". Ecco, il fastidio aggirato con la luce in testa che svettava verso il cielo>.

Dopo la performance, Pischedda è rientrato nella libreria dove ha messo all'asta “la saliva amarulenta dell'uomo più visionario del pianeta Terra” acquistata da Serena Zonca di Bergamo per la cifra di 70 euro: <Con lo sconto di venti euro – rileva l'artista – per essere stata mia “complice” durante la performance e per avermi acceso in pubblico>.

L'asta “della deiezione organica dell'uomo più visionario al mondo” voleva essere un omaggio indiretto a Piero Manzoni, il celebre autore della “merda d'artista” in scatola, e una prima mondiale per quanto riguarda la saliva, con testimoni illustri e qualificati per la messa in scena, ignorata dalla stampa, ma accolta con grande ilarità e consenso da tutti, mentre la fortunata proprietaria ha visto il suo acquisto artistico certificato da un atto notarile.

Da notare che l'autore della Dissipatio era vestito alla George Clooney, abito rigorosamente nero, inaugurato per l'occasione con scarpe del Moma di New York, anch'esse indossate per la prima volta, per sottolineare la sacralità dell' evento.

Nel seguire diacronicamente il lavoro fotografico di Pischedda ciò che più impressiona è dunque la quantità della sua produzione e il suo costante livello qualitativo. Una qualità che non è data dall'uso di grandi mezzi tecnologici ma dalla capacità di cogliere e suggerire nuovi punti di vista sulla realtà.

Con immagini ruvide, sgranate, mosse o al contrario iperdefinite e ricche di contrasti. Ritratti, paesaggi, visioni che spesso sconfinano nell'astratto. Con una qualità che ha impressionato anche la Saatchi Gallery di Londra che lo ha inserito fra i fotografi della sua galleria on line .

Un rituale, il fotografare quotidiano di Pischedda, che si configura come una sorta di perenne sacrificio per placare il moloch della quotidianità In nome della divulgazione di un'arte che sia potenzialmente per tutti, espressione che non è retorica ma, come testimoniano le performance delle aste chiuse a cifre pressoché simboliche, una pratica di vita artistica.

Dunque una pratica che Pischedda effettua senza edulcorare una realtà quotidiana percepita spesso come ostile e filosoficamente disperante. Perché la critica alla attualità politica e alla cultura dominante sono palesi nelle manifestazioni artistiche di Pischedda, ma mai troppo esplicite, né seriose, né auto celebrative, semmai il contrario. Sempre provviste come sono di una forte dose di (auto)ironia, quando non di vero e proprio sarcasmo, che proviene da quella capacità già segnalata di guardare la realtà da molteplici punti di vista.

Ma se l'agire artistico di Pischedda deve farsi largo in un mondo inflazionato di immagini e parole con il machete del nichilismo e dell'ironia, alla base della sua visione artistica sussiste una profonda umanità, un sentirsi, aldilà dell'apparente distacco, del senso di alienazione, della critica spesso feroce, intimamente parte del mondo e della società odierni.

Di un mondo in perenne disfacimento a cui l'artista vuole restituire, paradossalmente in maniera frammentaria e in forma frammentata, la sua integrità. E questa restitutio ad integrum Mario Pischedda la persegue scavando gallerie sotterranee, in cui dall'underground delle anime degli uomini e delle donne che ritrae e di cui registra illusioni e delusioni, esaltazioni e depressioni, ricava sempre qualcosa di essenziale. Che sfugge, nonostante tutto, a quell'effimero a cui Pischedda ha dichiarato di rassegnarsi ma che in realtà egli è capace di tramutare in un ritratto dell'uomo e della società contemporanea che ha già i segni di una nuova e moderna classicità.

vai alla fotogalleria di M.P.

Eugenia Da Bove

(19 gennaio 2011)

dall'alto alcune immagini di e con Mario Pischedda: autoritratto; "ars amandi" (ritratto dell'artista Robert Gligorov); Dissipatio 1 (una delle tre opere stampate ed esposte alla mostra milanese); un momento della performance "burning artist" a Milano; "Sulcis in fundo"; "The love tonight"



Home Page | arte | letteratura | spettacolo | fotografia | fotogalleria | costume e società | ambiente | agenda | contatti | archivio | Mappa del sito


Torna ai contenuti | Torna al menu