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L'isola e l'ospitalità kabuki in un libro sardo, anzi sardonico


Libri cult / "Sardignolo" di Alberto Mario DeLogu
L'isola e l'ospitalità kabuki
in un libro sardo anzi sardonico


C'è un libro di un autore sardo, pubblicato da un editore sardo, che ogni sardo dovrebbe leggere. Si intitola Sardignolo e lo ha scritto Alberto Mario Delogu anzi DeLogu, come usa firmarsi, sassarese che vive e lavora a Montreal in Canada, di formazione agronomo ed economista, broker di professione ma anche scrittore e giornalista.

Pubblicato nel 2010 da Angelica Editore nella collana Sola Andata, il libro è stato ampiamente recensito e presentato ma forse non si è ancora diffuso quanto meriterebbe la sua notevole prosa attraversata da un ricca e fertile vena satirica.

Delogu, sotto forma di lettera scritta da un emigrato a un conterraneo rientrato da poco nell'isola, va in rassegna dei luoghi comuni più praticati dagli stessi sardi, banalità e ovvietà che più della malaria, ormai eradicata, affliggono l'isola e i suoi abitanti.


E' con ironia caustica che Delogu sbriciola alcuni miti cari agli agiografi del popolo sardo. Come ad esempio quello dell'isola “difficile” e “aspra” per ricordare, dati orografici e meteo alla mano, come il clima e la conformazione geografica della Sardegna siano fra i più felici del pianeta e come invece nel loro immaginario i sardi si figurino pesantemente condizionati da un clima ostile, sempre in lotta con la natura e le avversità atmosferiche.

Altro luogo comune efficacemente scardinato dalla prosa corrosiva di Delogu è quella che, tra tutti i popoli del pianeta, i sardi possano annoverarsi fra i massimi cultori nell'arte dell'ospitalità, arte di cui si favoleggia sempre in scritti e discorsi su cose sarde. Arte, quella isolana, ribattezzata dall'autore con felice sarcasmo “ospitalità kabuki”, dal nome del genere teatrale giapponese in cui ruoli e gerarchie della scena sono rigidamente prefissati. Ovvero l'apoteosi del non spontaneo, in cui si deve seguire pedissequamente un copione prestabilito dal quale è severamente vietato discostarsi.

Proprio nel capitolo sull'ospitalità kabuki va segnalato una piccolo grande capolavoro letterario, ovvero la descrizione di un pranzo offerto dai sardi “di dentro” a un sardo “di fuori”. Nell'immaginario (ma non poi tanto) e paradigmatico paese di Besudda, l'autore della lettera, che ha già compiuto la scelta di andare a vivere in Canada, viene infatti invitato a pranzo a casa dell'amico stanziale.

Con una serie di dialoghi, esilaranti fino alle lacrime per chi abbia assistito ad analoghi convivi, viene messa in scena una rappresentazione tanto irresistibile quanto ben nota a chi vive nell'isola e a un simile pranzo ha partecipato più di una volta in veste di ospite o di anfitrione. Il capitolo sull'ospitalità kabuki vale dieci trattati di antropologia dei sardi e dovrebbe essere annoverato fra i testi fondamentali in una bibliografia essenziale sulla Sardegna.

Altra indimenticabile figura di sardo contenuta nel libro di Delogu è quella del professore Becciu Scancarau, summa delle nequizie del baronato universitario isolano, incubo e persecutore di un (non più) giovane scienziato all'ombra dei nuraghi. Quest'ultimo compie infine il grande passo e si trasferisce a lavorare in un'università americana con grande beneficio per la propria carriera e vita personale e nonostante gli anatemi del suddetto barone.

Il merito del libro di Delogu è quello di indicare ai sardi la trappola della ricerca di un'identità posticcia e l'invito a guardare oltre il mare senza rinchiudersi troppo nei confini rassicuranti ma angusti dell'insularità. Rivendicando però sempre la propria sardità, a qualunque latitudine, anche fra i ghiacci canadesi.

Eugenia Da Bove

(11 gennaio 2012)

sopra la copertina di Sardignolo





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