Fino al 30 aprile in mostra alla gallleria Il Portico di Nuoro
Ironici e visionari, ecco i Pulcini di Renato Fancellu
Sono
appena usciti dall'uovo ma sono già filosofi e poeti, ironici e visionari, scrivono e disegnano sulla lavagna della vita la loro weltanschauung, mettendo becco sull'attualità come sulle grandi questioni dell'esistenza.
Sono i “Pulcini” di Renato Fancellu il quale ha scelto per la loro prima sortita ufficiale la galleria Il Portico di Nuoro (piazza del Popolo, 1) dove, fino al 30 aprile, è in corso la doppia personale dell'artista sassarese e del collega tempiese Tino Luciano, intitolata “L'onirico e l'ironico”.
L'ironico è in questo caso Renato Fancellu, che non è nuovo a uscite sorprendenti dalla sua consueta cifra stilistica fatta di figure stilizzate, ritratte fra architetture medievali e vedute notturne al chiaro di luna. E che ora sente, evidentemente, il bisogno di spostarsi su registri meno aulici per dare voce a urgenze di comunicazione che i suoi classici personaggi, quelli sì onirici, avrebbero più difficoltà a esprimere con analoga immediatezza.
Invece
i “Pulcini” sono perfetti nella loro veste di piccoli e, solo apparentemente, ingenui agitatori di coscienze. Sono peraltro multiculturali e citano indifferentemente Oscar Wilde (“scivola sull'ombrello della mia indifferenza”), Lawrence Ferlinghetti (“poesia è ciò che sta fra le righe”), Claudio Lolli (“ho visto degli zingari felici ubriacarsi di luna”), oppure disegnano la bandiera dei Quattro mori, fieri delle loro radici etniche; o, ancora, denunciano i lupi gentili di cui oggi è opportuno diffidare.
Denunciano altresì, ma sempre provvisti del loro ironico garbo, la voglia di soddisfare bisogni primari (“ciao mami, ciao papi, che c'è di pronto che ho fame?”) come anche la necessità del superfluo (“se si insegnasse la bellezza alla gente”), la liceità del dissenso (“volevo dire no”), l'evidenza di certa propaganda menzognera (“la bugia” di fianco a un Pinocchio) .
Fanno esercizi di calligrafia sullo sfondo nero della lavagna, esibendo la loro capacità di adeguarsi alla forma richiesta a dei bravi scolari, ma per non smentire la loro natura trasgressiva imprimono graffiti contestatari sul muro a cui è appesa la lavagna.
Peraltro i piccoli pennuti sono essi stessi una citazione, in questo caso autobiografica, dall'infanzia dell'artista, quando scolaro delle prime classi elementari, veniva mandato alla lavagna dalla maestra a disegnare appunto un pulcino, per accogliere e rassicurare un nuovo compagno appena arrivato.
Anche
adesso i Pulcini possono essere letti come un saluto di benvenuto, a vecchi e nuovi adepti dell'arte di Renato Fancellu. Un modo per provocare e stimolare riflessioni su una varietà di temi della politca e della società odierne, senza spaventare o annoiare, come a volte capita invece all'arte quando vuole salire in cattedra o “lanciare dei messaggi”.
Qui il messaggio assume toni ludici ma, d'altro canto, l'episodio artistico di Fancellu non è circoscrivibile al divertissement fine a se stesso. I Pulcini trasmettono una leggerezza che non è superficialità, una gioia di vivere, pur nella consapevolezza di farlo in un mondo difficile, che rimanda all'infanzia.
A quell'infanzia che sopravvive in tutti anche nell'età adulta, magari tenuta a bada in un angolo recondito dell'anima. E di questi tempi, così farciti di cronache grevi e di consumistiche futilità, immergersi in un'arte che riesce a coniugare profondità e leggerezza non è un sollievo da poco.
Eugenia Da Bove
(16 aprile 2010)