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Inaugurata a Sassari la Biennale Sardegna fra entusiasmi e polemiche


Dall'11 giugno al 27 novembre il Masedu di Sassari
ospita le opere selezionate per il padiglione regionale
della 54a Esposizione Internazionale d'Arte della Biennale di Venezia
Inaugurata la Biennale Sardegna
fra entusiasmi e polemiche


L'evento

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più atteso della primavera artistica della Sardegna si consuma nella serata del 10 giugno a Sassari dove alle 18.30, come da programma, si aprono le porte del Museo d'arte contemporanea Masedu. Dopo sei anni di oblio, l'importante struttura restituisce i suoi ampi e suggestivi spazi - 3600 metri quadri - alla città per l'inaugurazione della Biennale Sardegna.

Un doppio evento che vede protagonisti i rappresentanti istituzionali della Regione, della Provincia di Sassari e non ultimo Vittorio Sgarbi, direttore del Padiglione Italia alla 54esima Esposizione d'Arte Internazionale della Biennale di Venezia.


E' lui che con una scelta che non ha precedenti nella storia della kermesse veneziana e avvalendosi della coincidenza con l'anniversario dei 150 anni dell'Unità d'Italia ha voluto dislocare in ogni regione una succursale dell'esposizione madre che desse conto delle realtà locali.

Settanta gli artisti selezionati in Sardegna da una commissione regionale incaricata dallo stesso Sgarbi. Il quale muovendosi nel suo stile consolidato di scelte e dichiarazioni fuori dai canoni prestabiliti ha sollevato non poche polemiche e proteste sia fra i critici d'arte sia fra gli artisti. A cominciare dal palcoscenico nazionale dove non poche sono state le defezioni di artisti di primo piano invitati a Venezia. I quali hanno lamentato carenze organizzative ma anche e soprattutto l'eccessiva apertura di Sgarbi a frange artistiche non riconosciute dalla critica militante. Negativo il parere anche di alcuni illustri colleghi del critico come Philippe Daverio, molto ironico sull'intera operazione Biennale.


Così
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come nelle altre regioni Sgarbi ha voluto che anche in Sardegna, insieme alla commissione preposta alla selezione (commissione in cui spiccavano i nomi di Antonio Bisaccia, direttore dell'Accademia di Belle Arti di Sassari e di Cristiana Collu, direttrice del museo Man di Nuoro), fossero gli stessi artisti, i galleristi o altri operatori locali a potersi proporre o a proporre nomi. Sgarbi si è comunque riservato l'ultima parola assumendosi di fatto la responsabilità delle scelte operate.

Anche nell'isola la lista dei prescelti ha suscitato polemiche ma, più che per le troppe inclusioni, per diverse esclusioni. E anche nell'isola alcuni nomi noti, come quelli di Pinuccio Sciola e di Leonardo Boscani, hanno declinato il prestigioso invito. Il primo probabilmente perché poco interessato a una ribalta esclusivamente regionale; il secondo perché fortemente critico sulla scelte istituzionali di politica culturale e sulla direzione dello stesso Sgarbi.

A prescindere anche dalle assenze di altri artisti non selezionati, ma che per essere realtà storiche o emergenti avrebbero comunque meritato uno spazio, la mostra propone una panoramica alquanto variegata e di buon livello dell'arte contemporanea sarda. E lo fa riuscendo a dare grande risalto alle singole opere, anche grazie all'architettura del Masedu, ex saponificio che, col suo forte sapore di archeologia industriale sapientemente restituita alla nuova funzione, esalta l'allestimento e lo stile contemporaneo dell'esposizione.

Sgarbi
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ha fatto il suo attesissimo ingresso al Masedu fendendo la ressa del pubblico di addetti ai lavori e dei giornalisti per un primo giro di ricognizione delle sale. Poi il critico ha creato qualche malumore trattenendosi troppo a lungo in conversazioni telefoniche mentre i rappresentanti istituzionali e la stampa lo attendevano per la conferenza di presentazione, iniziata infatti con notevole ritardo.

E' stato quindi l'assessore regionale alla Cultura Sergio Milia, artefice in sinergia con la presidente della Provincia di Sassari (istituzione titolare degli spazi museali) Alessandra Giudici della riapertura del Masedu, a sottolineare l'importanza della doppia inaugurazione. La quale fa da prologo e viatico a quella che si annuncia come una lunga e dinamica stagione di vita dello spazio museale.

A breve infatti, come annunciato lo scorso 9 giugno dalla stessa Giudici, verrà firmato un protocollo d'intesa tra Provincia, Accademia di Belle Arti, Università di Sassari e Regione che dovrebbe portare il Masedu a diventare una realtà importante per la vita culturale della città. Non un museo statico sede di esposizioni permanenti, bensì uno spazio aperto agli artisti del territorio con laboratori e mostre a rotazione, nonché sede di residenze per artisti a livello internazionale, artisti che verranno dunque invitati in città per un certo periodo a produrre le loro opere, contribuendo così allo crescita culturale del territorio.

E'
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stato poi Sgarbi a precisare e giustificare i principi e la visione che hanno informato la sua direzione del Padiglione Italia: “L'arte contemporanea – sostiene il critico - non è oggi classificabile in base a correnti dominanti e facilmente individuabili: si produce di tutto dappertutto e non sempre è possibile distinguere i valori e operare una selezione che corrisponda a criteri oggettivi”.

Per questo e rivendicando una visione democratica dell'arte contemporanea ha preferito che a livello nazionale fossero esponenti della cultura non necessariamente specializzati nella critica artistica, come scrittori, registi e intellettuali di varia estrazione a indicare le realtà più interessanti, anche non riconosciute dalla critica ufficiale che certamente sarebbe stata molto più rigorosa e selettiva.


L'arte contemporanea è del resto un campo minato per critici d'arte non specializzati nel settore e spesso anche per quelli specializzati. E Sgarbi è stato tacciato di non essere all'altezza di scelte meditate e rispondenti alla realtà dei valori in campo. Per questo i suoi detrattori sostengono abbia preferito delegare la selezione degli artisti per il Padiglione Italia a esponenti di spicco della cultura nazionale come Alberto Arbasino, Dario Fo, Giulio Giorello e tanti altri e, per i padiglioni regionali, a commissioni di esperti locali.

Per
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quanto riguarda la Sardegna Sgarbi ha parlato di un livello medio piuttosto elevato in confronto alle altre regioni e in base al quale almeno una trentina di artisti avrebbe meritato di essere esposta nel Padiglione Italia a Venezia e non solo non sfigurare, ma addirittura innalzarne il livello qualitativo.

Un riconoscimento che, per quanto proveniente da un critico non accreditato nell'ambito contemporaneo ma del quale non si può non riconoscere la grande esperienza e capacità di individuare anche su basi empiriche il valore intrinseco e di massima di un artista e di un'opera, va a premiare non solo i prescelti ma anche i selezionatori.


Il critico, compiendo a fine serata un secondo giro dell'esposizione ha ribadito il giudizio positivo e lodato l'impegno, la qualità e il rigore formale espressi nelle opere selezionate, intrattenendosi con grande disponibilità e cordialità con alcuni degli artisti presenti all'inaugurazione.

Un giudizio complessivo quello di Sgarbi che non può che dare visibilità e sostegno all'intero mondo dell'arte contemporanea sarda. Una realtà che per motivi di marginalità storica e geografica dell'isola nei circuiti artistici nazionali e internazionali, notoriamente sostenutii più che dal giudizio di una critica asettica e imparziale da quello a volte discutibile del mercato, vede troppo spesso ignorati i propri meriti.


Il padiglione della Sardegna avrà sede permanente oltre che negli spazi espositivi del Masedu di Sassari, presso il Museo Man di Nuoro e presso l’Antico Palazzo di Città di Cagliari. L'esposizione resterà aperta fino al 27 novembre. Fino al 31 agosto gli orari di visita al Masedu andranno dalle 17 alle 21. Dal 1 settembre e fino al 27 novembre l'orario di apertura sarà dalle 10 alle 12 e dalle 17.30 alle 19.30.

Eugenia Da Bove

(11 giugno 2011)

sopra alcuni momenti dell'inaugurazione della Biennale Sardegna al Masedu di Sassari







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