Dal 22 giugno al 12 luglio a Cagliari la mostra antologica dello scultore di Tertenia
Albino Manca, tra il mito di Roma e il sogno americano
“Un
sardo illustre che ha saputo guardare oltre i confini dell’isola, portando la Sardegna in America e affermandosi come una delle figure più rappresentative del panorama culturale contemporaneo”. Così l’assessore dei Beni culturali Maria Lucia Baire ha presentato la mostra antologica “Albino Manca. L’officina di uno scultore dal mito di Roma al sogno americano”, promossa dall’assessorato dei Beni culturali della Regione Sardegna in collaborazione con il Comune di Tertenia, il Comando Legione Carabinieri Sardegna e la Fasi – Federazione delle associazioni sarde in Italia.
L’esposizione, in programma dal 22 giugno al 12 luglio nella sala polifunzionale del Palazzo della Legione dei Carabinieri Sardegna, a Cagliari, ripercorre l’intero cammino artistico dello scultore sardo Albino Manca (Tertenia 1898 - New York 1976) la cui attività si svolse tra l’Italia e gli Stati Uniti, attraverso circa cento opere tra sculture, objets d’art, dipinti, stampe, medaglie e disegni facendo emergere l’uomo e l’artista il cui percorso attraversò il ventennio fascista e il New deal americano.
“E’ doveroso non solo riscoprire il talento e l’opera di Albino Manca, ma soprattutto esaltarne il vissuto personale e artistico che lo inserisce di diritto nel percorso di valorizzazione dei nostri artisti sardi promosso dall’Assessorato dei Beni culturali”, ha aggiunto l’esponente della Giunta regionale illustrando la finalità della mostra assieme al Comandante Legione dei Carabinieri Sardegna Gen. B. Carmine Adinolfi, al Sindaco di Tertenia Guido Pisu e al vicepresidente della Fasi e responsabile dell’esposizione Serafina Mascia.
Formatosi a Roma nel cantiere del Vittoriano e quindi all’Istituto di Belle Arti, sotto la guida di Ettore Ferrari, Angelo Zanelli e Pietro Canonica, Albino Manca – parte delle cui opere grazie al suo lascito testamentario sono conservate al museo Civico di Tertenia mentre le opere più imponenti sono al Battery Park, punta sud di Manhattan Island, al Children’s Queens Zoo di New York - si segnala dapprima per una interessante serie di ritratti, commissionatigli da esponenti dell’aristocrazia e del bel mondo internazionale che frequenta la Capitale.
Accanto a questo filone di attività, caratterizzata dal gusto novecentista per una limpida sintesi dei volumi, spiccano varie opere di intonazione propagandistica e celebrativa, ispirate alle parole d’ordine e alle mitologie del fascismo: dai numerosi ritratti di Mussolini (quasi tutti perduti a causa della damnatio memoriae seguita alla caduta del regime) alle sculture per il Palazzo della Legione dei Carabinieri di Cagliari (1932-1933).
Dopo un primo soggiorno di due anni a New York (1930-32), dove si reca su invito di Giuseppe Gatti Casazza, potente manager del Metropolitan Opera House, Manca - influenzato dall’esempio dello scultore americano Paul Manship - comincia a dedicarsi alla piccola scultura decorativa, prevalentemente di soggetto animalier. Nasce così una ricca produzione di figurine in bronzo, argento e oro di animali esotici o domestici: cani, gru, gazzelle, scimmie, tigri, ghepardi ecc., in cui il naturalismo della resa è controbilanciato da una tendenza déco alla stilizzazione.
Alcuni di questi soggetti vengono trattati in scala maggiore, come l’arcaizzante Pantera ispirata al bronzo antico della Chimera di Arezzo, o vengono tradotti nelle grandi dimensioni, come Gru coronata e Gazzella e fico d’India; quest’ultimo, impreziosito da lumeggiature d’oro e dall’uso di patine di diverso colore (bruna per l’animale, verde per la pianta), rappresenta uno degli esiti più felici di Manca; un esemplare ne verrà più tardi collocato nel Brookgreen Garden di Georgetown, South Carolina, il primo museo di scultura all’aperto degli Stati Uniti.
La realizzazione delle sculture di animali assorbe quasi totalmente l’artista, che compie solo saltuarie apparizioni sulla scena espositiva, culminate nella partecipazione alla II Quadriennale del 1935 con il nudo Fanciulla dormiente. Fin dall’inizio Manca destina la sua produzione decorativa a una mostra personale da tenere in America, dove si ripromette di fare ritorno. Ma è solo nel dicembre del 1938 che riesce a mettere in atto il progetto di lasciare l’Italia.
Il secondo periodo americano vede lo scultore presente in manifestazioni importanti come la New York World’s Fair (1939-40) e la mostra dell’Italian Line al Rockefeller Center (1940). E’ un esordio in grande stile, svoltosi tra l’altro sotto gli auspici dell’ambasciatore italiano, il principe Ascanio Colonna, che pone il nome di Manca accanto a quello di scultori emergenti della corrente figurativa newyorkese.
A dispetto di questa partenza promettente, lo scultore attraversa momenti di incerta fortuna, durante i quali si dedica alla produzione di gioielli e objets d’art in argento (molti dei quali presenti in mostra), vicini al gusto dell’argentiere italo-americano Alphonse La Paglia, con il quale Manca collabora.
Realizza inoltre, per una committenza privata, una serie di ritratti e figure (come la Venere americana del 1942) ispirati al gusto della middle class statunitense. Nel contempo dà inizio a un’imponente produzione di medaglie - delle quali la mostra presenta una bella selezione -, alcune delle quali premiate in concorsi nazionali: un’attività parallela, importante quanto quella della scultura modellata, che continuerà per tutta la sua carriera.
Accettato all’interno di importanti associazioni di artisti di orientamento tradizionalista e continuativamente presente nei concorsi nazionali, Manca si incammina su una strada che lo avrebbe condotto gradualmente a divenire da “Italian artist” o “Sardinian” ad “American sculptor”.
Già nel 1942 riceve la prima committenza pubblica per la decorazione di un Ufficio postale di Lyons in Georgia e verosimilmente entra in contatto con lo staff della Sezione di Pittura e Scultura del Treasury Department, strettamente dipendente da Roosevelt. Al presidente dedicherà alcuni ritratti, esposti nelle sale del Vittoriano, che testimoniano il suo coinvolgimento nel clima politico americano del momento. A questi interessi fa capo anche la serie di rilievi intitolati La grande contesa, bizzarre allegorie della lotta tra i partiti democratico e repubblicano.
E’ proprio nell’arte pubblica, del resto, che si incontrano i maggiori risultati del periodo statunitense dell’artista. E’del 1963 la sua più importante commissione ufficiale, The Diving Eagle, monumento ai caduti in mare eretto nel Battery Park a Manhattan: documentato in mostra da diversi lavori preparatori in bronzo e in gesso, è una stilizzata aquila che afferra una corona d’alloro, dalle geometrizzanti cadenze déco.
Suggestivo è anche il Gate of Life, l’imponente cancellata del Children’s Queens Zoo (1968), fantasioso arabesco in bronzo in cui Manca rimette in scena, con sorridenti accenti quasi disneyani, il suo repertorio animalier e del quale si espone il grande disegno preparatorio.
(17 giugno 2010)
sopra particolare di "The Diving Eagle", monumento ai caduti in mare eretto nel Battery Park a Manhattan, opera di Albino Manca