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A Sassari fino al 14 maggio la mostra "Tibet, Mistero e Luce"


A Sassari fino al 14 maggio la mostra Tibet, Mistero e Luce
Sulla via dell'illuminazione




Non
capita tutti i giorni, almeno in Occidente, di assistere a una cerimonia di distruzione di un mandala. Men che meno a Sassari, dove invece lo scorso 28 marzo, in occasione della mostra "Tibet, Mistero e Luce" in corso fino al 14 maggio al Mus'a in piazza Santa Caterina, due monaci buddisti, dopo avere pazientemente composto nei giorni precedenti il simbolico disegno con sabbie colorate, come previsto dal rito tibetano, hanno proceduto alla sua distruzione a significare e ricordare l'impermanenza del mondo fenomenico.

La cerimonia ha richiamato un certo numero di appassionati e curiosi della cultura tibetana che hanno seguito in religioso silenzio, è il caso di dirlo, le varie fasi del rito, avvenuto peraltro sotto una pioggia di flash. E alla fine si sono assiepati intorno ai monaci che hanno loro distribuito la sabbia del mandala distrutto.

La mostra raccoglie circa 500 oggetti antichi appartenenti alla cultura tibetana che fanno parte della collezione privata del medico, sassarese di nascita e cagliaritano di adozione, Enrico Dellacà.

Studioso del buddismo tibetano, Dellacà è divenuto, attraverso vari gradi di iniziazione, il Lama Sopa Chempo ed è dunque l'autore qualificato del catalogo della mostra. Non un semplice catalogo degli oggetti rituali tibetani esposti, ma anche una chiara esposizione del Buddhismo Vajrayana o Buddhismo del veicolo adamantino.

La mostra comprende fra l'altro statue metalliche e lignee raffiguranti il Buddha storico e vari Bodhisattva (esseri illuminati che desiderano aiutare gli altri a raggiungere la liberazione dalla ruota delle morti e rinascite); i Pustaka, i libri tibetani formati da fogli sciolti di forma allungata; i Thangka, dipinti sacri su tela, incorniciati da broccato; numerosi manufatti e vesti rituali, strumenti musicali, arredi e oggetti d’uso comune come teiere, misure per il sale o finimenti per cavalli.

Tra
i pezzi più antichi, una statua indonesiana raffigurante il Buddha, scolpita su un tronco di teak, che si narra sia stata portata in Tibet, dall’Indonesia, dal maestro Atisha (980-1080), maestro indiano che svolse un ruolo fondamentale nella seconda diffusione del buddhismo in Tibet.

Una collezione dunque di grande valore quella ospitata nelle sale dell'ex Canopoleno. Un valore non solo storico e artistico ma anche e soprattutto culturale. Soprattutto per una cultura come quella tibetana che negli ultimi ultimi sessant'anni ha cercato di preservare i propri tesori dall'opera di distruzione scientificamente operata dagli invasori cinesi. I quali per motivi ideologici, politici ed economici hanno tentato di cancellare ogni traccia di una tradizione millenaria che rappresenta un valore assoluto non solo per i tibetani ma per tutta l'umanità.

Proprio per salvare la continuità di questa tradizione, tramandata anche oralmente, il Dalai Lama, capo politico e spirituale del Tibet, vive in esilio in India dal 1959. Con lui tutti i membri del governo e migliaia di tibetani.

La visita a "Tibet, Mistero e Luce" è dunque anche l'occasione per aiutare 400 bambini tibetani, che per ricevere i fondamenti della cultura del loro Paese, sono stati mandati a studiare in India presso il monastero di Ganden.

Le difficoltà economiche in cui versa la comunità monastica espongono, specie i bambini, a condizioni di vita estremamente disagevoli ed a frequenti problemi di salute, anche per la necessità di bere acque di fiume non depurate dai metalli pesanti.

In una delle sale che ospitano la mostra è perciò allestito un banco per la vendita di oggetti tipici dell'artigianato tibetano il cui ricavato servirà ad aiutare i bambini tibetani ospitati a Ganden. Per contribuire al sostentamento della comunità è possibile anche effettuare delle donazioni su conto corrente, secondo le indicazioni contenute nei volantini in distribuzione presso la mostra.

Per ogni informazione relativa all'aiuto si può anche contattare il Ven. Geshe Jangchub Gyaltsen, o Lama Thupten al Centro Buddha della Compassione, via Cola Montano, 20159 Milano, cell. 348.59 40 825; a Sassari Luigi Pacchioni (luigi.pacchioni@beniculturali.it); cell 3478501809.

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(30 marzo 2010)

sopra un momento della cerimonia di distruzione del mandala e sotto una statua del Buddha

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