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A Sassari dall'11 dicembre la mostra “Scatti dall’interno"


A Sassari dall'11 dicembre la mostra “Scatti dall’interno"
Clandestini, nomadi, inquinamento
in "quattro fotoreportage a sei mani"



Uno
strumento di denuncia sociale diretta, come fu nei rotocalchi della grande tradizione giornalistica italiana. E' questo l'approccio alla fotografia degli autori della mostra intitolata “Scatti dall’interno - quattro fotoreportage a sei mani” che presenta circa ottanta scatti di Erik Chevalier, Luca De Melis, Alessandro Di Naro, Fabrizio Saddi, Luisa Siddi e Alessandra Spano, accompagnati da racconti di Massimo Cordadu, Luisa Siddi e dello stesso Erik Chevalier.

La mostra, allestita in quella che fu la “sala passaporti” dell’ex-questura di Sassari, oggi Ex-Q, sarà inaugurata l'11 dicembre alle 19 e potrà essere visitata fino al 22 dicembre.

Uno stile fotografico asciutto quello dei quattro fotoreportage che costituiscono la mostra, realizzati nell'intento di restituire verità e di suscitare riflessione sui temi trattati. Con l'obiettivo puntato più sui contenuti delle storie che sulla forma e sulla ricerca di un appagamento estetico.

Un'indagine per immagini che non teme di schierarsi e che già dai titoli suona come una denuncia. Un'indagine che parte da luoghi e storie specifiche, nella volontà da parte degli autori di chiamare in causa precise responsabilità politiche ma anche di sollecitare una presa di posizione da parte di chi guarda le immagini.

La
serie “Vedi Quirra e poi muori”, racconta le attività del Poligono Sperimentale Interforze del Salto di Quirra e dei movimenti popolari per la smilitarizzazione dell’area a tutela della salute delle popolazioni locali, dei militari e dei lavoratori del poligono. E rimanda e allude, più in generale, all’occupazione del territorio della Sardegna, agli accordi segreti internazionali, ai poteri economici senza scrupoli. Da questione “locale” il discorso diventa duqnue globale, sottolinenado il fatto che questi due livelli di lettura non sono separabili.

Anche
“Un disastro a peso d’oro”, è un'indagine sui luoghi violati dalla ricerca della Eldorado sarda a Furtei. Una campagna di estrazioni che in undici anni, prima del fallimento nel 2008, è accusata di avere riversato ingenti quantità di veleni in un sistema idrico ad oggi per nulla in sicurezza. Una storia in cui appaiono mescolati politica e affarismo e in cui compaiono nomi eccellenti fra i quali anche quello dell’attuale Governatore della Sardegna Ugo Cappellacci, che fu dal 2001 al 2003 presidente del CdA della della Sardinia Gold Mining, società che aveva in esclusiva la gestione del sito.

“Basta chiudere case” racconta la storia degli sgomberi di case occupate a Cagliari da immigrati, regolari e irregolari: delle loro manifestazioni e lotte, e della nascita dei comitati cittadini di difesa.

La storia delle palazzine del rione di Giorgino, occupate da decenni da una comunità di alcune centinaia di immigrati senegalesi, sgomberate e demolite nel 2010, narra una vicenda fatta di mancanza di comunicazione e di dialogo, di mancanza di prospettiva e di un conflitto sociale che sembra cercato e desiderato.

Una vicenda recente sulla quale la tensione è ancora alta. E dunque il racconto per immagini vuole anche tenere desta l’attenzione su una comunità che non ha grandi strumenti di comunicazione e che non vuole sprofondare nell’invisibilità, luogo in cui è pià agevole per la prevaricazione e il sopruso trovare terreno di coltura.

Un’altra storia di mancata inclusione, o meglio di “esclusione sociale”, è quella della comunità Rom che vive, o sopravvive, ai margini della città di Cagliari, nel campo nomadi costruito negli anni ‘80 presso lo svincolo che immette sulla Statale 554.

Tutti
i bambini ritratti nelle foto di “Campo ‘nomadi’: la forma dell’esclusione”, pur esendo nati in territorio nazionale, e figli di genitori nati in Italia, sono in qualche modo “clandestini”, irregolari, sempre alle prese con il problema continuo del rinnovo dei permessi di soggiorno. “Nomadi” ormai solo fra virgolette, o nomadi solo in un labirinto burocratico che ha poco di umanitario e di umano.

Da segnalare inoltre il particolare allestimento della mostra, a cura dell’Ex-Q, che evidenzia la natura di “fotoracconto” col dipanarsi delle sequenze di immagini secondo la natura propria del racconto.

Le “storie” di Quirra e Furtei sono montate su strisce di cartone rigido piegate in curve morbide e sospese a mezz’aria nella grande sala, in un equilibrio delicato che vuole essere metafora della ricerca dell'equilibrio perduto nel rapporto con la natura e con la propria terra .

L’allestimento dei reportage sul campo “nomadi” e sullo sgombero di Giorgino sottolineano invece la natura “familiare” e “comunitaria” di queste realtà, con una costruzione architettonica che racconta della forma fisica del vivere sociale, e della materialità dei rapporti di comunità che si costruiscono nelle città con la condivisione degli spazi.

La mostra sarà anche occasione per presentare il progetto editoriale “Fuoritema”, nato in seno all’Associazione “S’umbra” di Cagliari. Un magazine essenzialmente fotografico - proprio come quei rotocalchi di cui in qualche modo riprende la tradizione - dedito a inchieste e lavori tematici, alla presentazione di progetti d’indagine sociale e urbanistica trattati con il mezzo del fotoreportage, ma che vorrà accogliere ogni altro progetto “nuovo” di indagine fotografica proveniente dal di fuori della cerchia “istituzionale” del mercato dell’immagine. Alcuni dei lavori presenti in mostra saranno contenuti nel primo numero di “Fuoritema”, di prossima pubblicazione.

Leggi il catalogo della mostra

(8 dicembre 2010)

nelle fotografie qui sopra quattro immagini tratte dai "reportage a 6 mani"




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