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Nivola e Fancello: l'amicizia, l'arte, il destino


A Cagliari dal 25 novembre al 30 dicembre
in mostra le opere dei due grandi artisti sardi del '900

Nivola e Fancello: l'amicizia, l'arte, il destino

Si inaugura venerdì 25 novembre, alle 19, a Cagliari presso la Galleria Capitol, in piazza del Carmine 14, la mostra "Costantino Nivola / Salvatore Fancello. Opere".

L'esposizione è dedicata ai due grandi artisti sardi del '900 connotati da scelte artistiche e vite differenti, legati però da un’amicizia e un esordio condiviso: insieme si formano all’Istituto Superiore per le Industrie Artistiche (ISIA) di Monza, per conseguire l’uno il diploma di Maestro d’arte per la sezione ceramica, seguendo l’altro dapprima pittura, poi grafica pubblicitaria.

È proprio sul versante della grafica che si stringe l’intesa tra i due artisti sardi, quasi coetanei - Nivola è del 1911, Fancello del ’16 -, provenienti da realtà simili, ma con alle spalle esperienze diverse.

La breve vita di
Salvatore Fancello (Dorgali 1916 – Bregu Rapit 1941), cui è dovuta la rarità della sua opera, non gli ha consentito di occupare stabilmente il posto che gli spetta nella storia dell’arte italiana, nella quale non sfigura a fianco di ceramisti di valore, quali Leoncillo Leonardi; la capacità di rileggere con occhi “moderni” e internazionali le sue origini fa sì che un mondo fantastico si dispieghi sin da subito sui fogli e sulle opere realizzate dal dorgalese: cinghiali, capre, gatti, tori, tartarughe, belve feroci e figurine umane, delineate da un tratto sottile, mobile e nervoso, a volte richiamante l’infanzia ma sempre eloquente, e mai banale.

Nessuno come lui ha saputo infondere alla ceramica – produzione nella quale la Sardegna pur vanta creatori d’eccezione – una novità e un’inventiva priva di espliciti legami con la tradizione isolana eppure così legata alle sue radici più vere e profonde, quelle dei boschi, della macchia intricata nella quale Fancello aveva visto correre, realmente, il bestiario fantastico che poi traduce in creazione artistica.

Molto
più ricca la produzione di Costantino Nivola (Orani 1911 – New York 1988), per il quale, pur nella gamma variegata delle scelte artistiche (il suo linguaggio è quello della pittura, della scultura in marmo e in sand casting, del graffito, della ceramica), il disegno rimane un mezzo espressivo privilegiato, immediata trasposizione della realtà o del mondo immaginario interiore, studio preparatorio e bozzetto, sempre considerato opera conclusa (“espressione completa e definitiva in sé stessa”, lo definisce in un’intervista).

La mostra alla Galleria Capitol permette ora di affiancare un sostanzioso nucleo di dipinti e disegni di Nivola ad alcune raffinatissime opere di Fancello: del primo si espongono non solo i lavori che hanno costituito il cardine attorno al quale ha ruotato la recente mostra sassarese organizzata per il centenario della nascita dell’artista, ma anche alcuni inediti, testimoni esemplari di un percorso cronologico piuttosto ampio (dai primi anni Trenta ai Settanta del Novecento); del secondo disegni e ceramiche con datazioni riferibili sia alla prima che alla seconda metà degli anni Trenta.

Si tratta di capisaldi nella produzione di entrambi gli artisti: tali sono infatti le malinconiche rappresentazioni del primo periodo americano o gli studi preparatori per interventi di ampio respiro urbanistico architettonico di Nivola, e il meraviglioso Vaso con cinghiali in terracotta colorata e graffita di Fancello. È insomma un’occasione unica per poter vedere, riuniti, due dei più grandi artisti sardi del Novecento, che insieme, da amici, mossero i primi passi e scelsero il loro cammino.


Maria Paola Dettori*

(24 novembre 2011)

dall'alto due delle opere in mostra alla Galleria Capitol: Salvatore Fancello, Vaso con cinghiali, 1938; Costantino Nivola, Autoritratto (Solitudine), 1944. * Storica dell'arte




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